La verità sul caso di Harry Quebert è il primo romanzo che ho letto con il Kindle.
Avevo visto tanti pareri positivi e io, amante dei thriller e dei romanzi molto introspettivi, non vedevo l'ora di accostarmici.
Avevo visto tanti pareri positivi e io, amante dei thriller e dei romanzi molto introspettivi, non vedevo l'ora di accostarmici.
Il romanzo si divide in tre parti, come se fossero tre libri in uno. Si potrebbe quasi definire un romanzo corale, perché nonostante il narratore in prima persona sia Marcus Goldman, in realtà vanno a intrecciarsi le voci e le testimonianze degli abitanti di Aurora, i quali danno dei contributi notevoli all'indagine portata avanti da Mike.
La vicenda ruota, fondamentalmente, attorno alla storia di Harry Quebert: scrittore di grande successo, autore di "Le origini del male" che viene accusato di doppio omicidio. Il primo è quello della quindicenne Nola Kellergan, scomparsa circa trent'anni prima il cui cadavere viene ritrovato nel giardino di Quebert, assieme al manoscritto originale di "Le origini del male"; il secondo è quello della donna che aveva denunciato alla polizia di aver visto Nola, la notte della scomparsa, insanguinata e rincorsa da un uomo.
Non è mia intenzione fare il riassunto dell'intera storia, fondamentalmente perché non credo nelle recensioni del genere. Vorrei, più che altro, dire cosa ne penso io dell'intero romanzo, non con l'intento di farne un'analisi, ma per dare semplicemente un contributo.
Ebbene, la lettura non è stata - per me - piacevole. Ho faticato molto per arrivare alla fine del libro, non perché la storia sia pesante o perché lo stile di scrittura non sia fluido, ma perché l'ho trovato piuttosto banale, con una trama non pianificata e quindi - in alcuni punti - mi è sembrata totalmente improvvisata. Ultima cosa, non preferisco lo stile "tell" e Dicker, purtroppo, ha utilizzato appieno questa tecnica.
Ebbene, la lettura non è stata - per me - piacevole. Ho faticato molto per arrivare alla fine del libro, non perché la storia sia pesante o perché lo stile di scrittura non sia fluido, ma perché l'ho trovato piuttosto banale, con una trama non pianificata e quindi - in alcuni punti - mi è sembrata totalmente improvvisata. Ultima cosa, non preferisco lo stile "tell" e Dicker, purtroppo, ha utilizzato appieno questa tecnica.
Ma andiamo con ordine.
- Gli spiegoni. Il romanzo ha un linguaggio molto semplice, immediato. Non ci sono paroloni o periodi di difficile comprensione. Questi potrebbero essere degli ottimi presupposti per lasciarsi coinvolgere e immergersi nelle pagine, ma ahimè questo non mi è successo. I dialoghi sono molto banali, alcuni surreali; in alcuni punti vengono ripetuti all'infinito dei passaggi non funzionali ai fini della trama, facendone spesso dei veri e propri "copia e incolla", così ci si ritrova a dover rileggere interi paragrafi. Questo rallenta la lettura. Inoltre, tutto ciò che è scritto ci viene semplicemente detto, come una mera informazione. Nulla è mostrato, sembra di essere telespettatori freddi davanti a uno schermo buio.
- La relazione tra Nola ed Harry. Questo penso sia uno dei punti più importanti dell'intero intreccio, ma è carente. Nola ed Harry condividono insieme praticamente il nulla. C'è chi lo chiama colpo di fulmine, chi amore platonico, chi spirituale. Io dico che è semplicemente vuoto. Nola ha quindici anni, è una cameriera, s'innamora di Harry - trent'anni - che è uno scrittore, arrivato ad Aurora, una piccola cittadina, da New York. Ci sta. Per lei, Harry, è quasi un idolo. Lui, al contrario, s'innamora di Nola e grida all'amore vero ed eterno, ma fondamentalmente lei è capricciosa, volubile. Ha le fattezze di una bambina, sia fisicamente che psicologicamente. Non è mai donna, in nessun punto. Neanche quando si sforza, è sempre una ragazzina. E, insieme, sono una coppia male assortita. Fondamentalmente, non hanno niente in comune, si dicono "ti amo" dopo un piccolissima chiacchierata e poi basta. Io tutto quest'amore non l'ho visto, neanche platonico. E mi ha sorpresa: sono un'inguaribile romantica, mi emoziono per qualunque cosa, per me l'amore è in tutto, ovunque. Beh, sì: ovunque, tranne che in questa relazione.
- Il grande mistero della scrittura. Beh, qui purtroppo mi sono sentita quasi offesa. Non posso credere che un autore come Dicker possa aver trattato il tema del blocco dello scrittore e della scrittura in generale in maniera così superficiale e banale. Questo dovrebbe essere il cuore dell'intero romanzo, è il grande filo rosso che unisce tutto, a cui non è resa giustizia. Ci sono frasi fatte, discorsi da bar circa il grande amore per la scrittura. Non si può trattare qualcosa che hai dentro, in maniera così radicata, in quel modo. Non la si può sminuire. Dov'è l'introspezione, la passione, il vero sentimento che porta uno scrittore a passare notti in bianco o a distruggersi perché non riesce a continuare neanche con una parola il proprio romanzo?
Mi hanno detto che io non ho capito il romanzo, che l'ho letto con poca attenzione. Forse proprio perché l'ho capito e conosco le sensazioni di cui tratta mi sento così... - Il giallo. Beh, è un thriller. Quindi devo, per ovvi motivi, commentare il mistero di tutta la vicenda. Anche qui, purtroppo, è molto banale. Il colpevole si riconosce praticamente nell'immediato, l'intreccio è piatto, le indagini portano a strade prevedibili. Bocciato.
- La terza parte. Risolta in pochi capitoli finali, è sicuramente l'esempio palese del fatto che la storia non fosse pianificata. Durante le prime due parti la trama procede piatta, senza colpi di scena, vuota e prevedibile. Mi è sembrato come se l'autore, dopo aver concluso, si fosse reso conto di buchi di trama e dell'assenza di pathos e abbia, così, progettato due colpi di scena finali per restituire al lettore il tempo "perso". Peccato che, in uno di questi colpi di scena, io mi sia accorta di una grandissima incoerenza. Il mio occhio analitico non ha potuto farne a meno e dunque, non ho apprezzato neanche quello.
Probabilmente il mio giudizio è piuttosto duro, lo ammetto. Forse davvero non l'ho capito appieno, forse c'è qualcosa in questo romanzo che io non riesco a vedere.
Ma ripeto: questo è solo il mio parere, si tratta della mia percezione, del mio contributo, non di una realtà universale. Le mie conclusioni non devono essere per forza condivise, è solo uno scambio di pareri.
Se questo romanzo ha avuto così tanto successo, di sicuro c'è un motivo, non spetta a me giudicare.
Purtroppo, però, da lettrice mi sono sentita un po' presa in giro.
Ma ripeto: questo è solo il mio parere, si tratta della mia percezione, del mio contributo, non di una realtà universale. Le mie conclusioni non devono essere per forza condivise, è solo uno scambio di pareri.
Se questo romanzo ha avuto così tanto successo, di sicuro c'è un motivo, non spetta a me giudicare.
Purtroppo, però, da lettrice mi sono sentita un po' presa in giro.

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